Adorno

L’irrazionalità della società borghese nella sua fase più tarda è restia a farsi comprendere: erano ancora bei tempi quelli in cui si poteva scrivere una critica dell’economia di questa società, cogliendola pienamente nella ratio a lei propria. Perché la società ha ormai gettata questa ratio tra i ferri vecchi sostituendola virtualmente con una disponibilità immediata su ogni cosa.

Theodor Wiesengrund Adorno, Tentativo di Capire Finale di partita, in  Samuel Beckett, Teatro Completo,  Einaudi Gallimard, Torino 1994 p. 661  (L’articolo si trova anche in Note per la letteratura, 1943-1961, Einaudi, Torino 1979, pp 267-308)

Non è più possibile distinguere la fase della completa reificazione del mondo, che non lascia dietro di sé nulla che non sia opera dell’uomo, e cioè la fase della catastrofe permanente, da un processo catastrofico prodotto aggiuntivamente e appositamente dall’uomo, in cui la natura è stata cancellata e dopo il quale non cresce più niente. Ibid. p. 662

La comunicazione, legge universale della convenzione, annuncia che non è più possibile alcuna comunicazione. Ibid. p. 682

L’insetticida, che sin dall’inizio tende implicitamente al campo di sterminio, diventa il prodotto finale del dominio dell’uomo sulla natura, dominio che liquida se stesso. Ibid. p. 689

La hybris dell’idealismo, l’elevazione dell’uomo creatore su un trono posto al centro della creazione, si è trincerata in un «interno senza mobili» come un tiranno alla fine dei suoi giorni. Ibid. p. 690

Pare che Proust, su cui Beckett ha scritto in gioventù un saggio, abbia tentato di registrare la propria agonia in appunti che si sarebbero dovuti aggiungere alla descrizione della morte di Bergotte. Finale di partita esegue questa intenzione come il mandato di un testamento. Ibid. p. 694

 

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