Georges Bernanos
da
I grandi cimiteri sotto la luna, Il saggiatore, Milano 1967
Dalla prefazione (Palma di Maiorca, gennaio 1937)
Quel poco che ho fatto in questo mondo m'è sempre apparso in principio inutile, inutile sino al ridicolo, inutile sino al disgusto. Il demone del mio cuore si chiama "a che pro?". (p. 7)
No, io non sono uno scrittore. La sola vista di un foglio di carta bianca mi disanima. (8)
Scrivo nei caffè, col rischio di passare per un ubriacone, e difatti lo sarei forse diventato se le potenti repubbliche non colpissero col dazio, crudelmente, gli alcool consolatori. (8)
Quelli che io chiamo a raccolta non sono certo numerosi. Non cambieranno nulla alle faccende del mondo. ma è per loro, è per loro che sono nato. (9)
Dal primo capitolo
[...] sono quasi soltanto le classi medie a fornire l'esemplare tipo dell'imbecille [...]. (11-12)
Solidamente radicata al proprio terreno natale come un banco di mitili allo scoglio, la colonia degli imbecilli può essere ritenuta innocua e perfino capace di fornire allo stato e all'industria un prezioso materiale. L'imbecille è innanzitutto abitudinario e vive di partito preso. (12)
Quel che voi chiamate semplicità è proprio il suo contrario. Voi siete facili, non semplici. (12)
E' chiaro che la moltiplicazione dei partiti a tutta prima lusinga la vanità degli imbecilli. Dona loro l'illusione di scegliere. (13)
[...] proprio questi disgraziati forniscono alle democrazie le loro pretese pubbliche opinioni, dato che in virtù dei mezzi meccanici vi è consentito di spostare i vostri imbecilli non solo di città in città, da provincia a provincia, ma da nazione a nazione, da continente, perfino, a continente. (16)
Certo, il mito del progresso ha reso buoni servigi alle democrazie. (22-23)
Machiavelli scriveva rivolgendosi solo a un certo numero di iniziati. I dottrinari del realismo politico parlano al pubblico. (24)
Quando un vaccaro dalle meningi in ebollizione ammazza due pastorelle dopo averle deflorate, la cronaca riporta il suo nome, e ne fa un epiteto infame, un nome maledetto. Invece quei tali "signori del commercio di Nantes", i grandi mercanti di schiavi, come li chiama con rispetto il senatore della Guadalupa, hanno potuto fare dei macelli, senza che tutta quella carne nera esali, attraverso i secoli, altro che un leggero profumo di verbena e di tabacco spagnolo. (25-26)
La stampa italiana si dà oggi [1938] molto da fare per giustificare agli occhi di questi ultimi la distruzione di massa, per mezzo dei gas, del materiale abissino. (27)
I nostri antenati hanno fatto essi pure fortuna, come questo signore coi negri, però non si sentivano obbligati a elaborare perciò una filosofia. (27)
Gli uomini del medio evo non erano abbastanza virtuosi per disdegnare il danaro, disprezzavano però gli uomini che lo possedevano. (41)
Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c'è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c'è un popolo solo. (47-48)
La democrazia è un'invenzione di intellettuali [...]. (48)
[...] le elezioni favoriscono i chiacchieroni. (51)
[...] il popolo ha perduto il suo proprio carattere, la sua originalità razziale e culturale ed è diventato un immenso serbatoio di stupidi intrighi, cui si aggiunge un minuscolo semenzaio di futuri borghesi. (51)
Quando il popolo penserà esattamente come voi, la questione sociale sarà vicinissima a esser risolta, e al minimo prezzo. (53)
Se la pace sociale costa tanto cara, è perché probabilmente il sistema non vale nulla. Andatevene! (53)
Un commerciante un tempo era il più delle volte un produttore. Le difficoltà dell'approvvigionamento, la scarsità delle merci, la loro diversità in un'epoca in cui non esisteva la fabbricazione in serie, le esigenze di una clientela abituata a trasmettersi di generazione in generazione i più umili oggetti domestici, il severo controllo dell'opinione provinciale, il gioco naturale delle alleanze e delle amicizie, l'obbligo di obbedire, almeno in apparenza, ai precetti del Decalogo sul rispetto della proprietà altrui, facevano del negozio un'arte. Oggi qualsiasi straccione può vantarsi di appartenere alla corporazione, purché, locatario di una bottega, si iscriva come decimo o ventesimo intermediario tra l'industriale che si rovina a produrre a basso prezzo e il compratore imbecille eternamente destinato a farsi imbrogliare. (59)
Mi sforzo di parlare sempre senza ironia. So bene che l'ironia non ha mai toccato il cuore di nessuno. (63)
[...] i quali hanno l'aria di credere che si possa manovrare un grande popolo come una classe elementare, e poi, di fronte alla catastrofe, assumono l'aspetto di dignità offesa del maestro di scuola quando i ragazzi fanno chiasso. (81)
Grazie al progresso tecnologico e alla settimana di sei ore, i cittadini cambierebbero autocrate ogni sabato sera. (84)
Il regime dei sospetti è anche il regime della delazione. (106)
[...] è meglio mille volte crepare che vivere nel mondo che state per costruire. È già diventato impossibile sentir parlare di guerra di diritto senza che si mettano a ridere perfino i dispeptici. (132)
Appiccherebbero il fuoco all'umanità per un colpo in Borsa, senza curarsi un istante di sapere come spegnerlo. (144)
Alla prossima, amici lettori!
1 febbraio 2004