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  Francesco Dezio

Poliuretano Espanso
Benemerito del lavoro, socialmente inutile

   
 
Giorni come giorni

fatti di mani menate a spezzare sui gommini in teflon biancoblù; è la terza notte che mi gioco. Non dormo più non sogno più e non riesco a tenerli aperti proprio: ho le palpebre pressosaldate di fine turno. Poc'anzi ne ho parlato col gruppo dei novizi.
Voi come fate? Siete come me?
Heeei! Is' there anybody out there?, - ho cantato.
Buuu!, Buuu!, - ho abbaiato.
Non c'è stata alcuna risposta. SALSA & MERENGUE!, - ho urlato, allora (e qualcuno s'è girato verso di me), accompagnando le mani levate, e poi giunte, e poi battenti, e poi spostandole insieme, da destra a sinistra, e da sinistra a destra, rivolte verso l'alto, e ancheggiando. I fari strobo della discoteca lampeggiavano forte sul mio volto che compariva e scompariva. Compariva e scompariva. Il capo che ondeggiava, seguendo le pulsazioni che si ficcavano a cuneo nella mia testa.
- Le ferie. - ho chiesto.
E che ne so. Chiedilo a quell’altro
A chi, scusa?
Sudavo.
A quello.
Hei, - ho detto. - Amico.
Con affanno.
- Amico, - ansimavo.
Stavo così. Proprio messo. Messo male. Rovesciato nella camera oscura stavo, sul limitare del battere di ciglia, nel riflesso della finestrella del suo bulbo oculare. La house battente. La luce che pulsava acida, in sincrono coi bassi, fondendosi al sudore di quella giornata.
Collega, benemerito del lavoro, socialmente inutile, patriota, che devo fare il 25 e il 26? Il natale, qua… Il natale di cristo. Siccome non c'hanno detto niente… Il natale, qua.
Noi veniamo. Ci danno lo straordinario. È una cosa. Veniamo, veniamo - ha goduto con il turbo, con leggero affanno - allegretto ma non troppo. Ha sudato, e mentre sudava, sussultava - non stando più nella pelle, per 'sta cosa che gli pagassero lo straordinario. Ed è come se la calotta cranica si spaccasse e sborrasse il cervello in una volta, in un unico plop di fremito bestiale, drenandogli la capacità d'intendere, a caso. Erano singulti di morte (la carne sfrigge di piacere nel no future che vedo radiografato nei bronchi).
Non la tuta da lavoro, a strisce, gli dovevano dare; ficcare una spranga in bocca e suonar la cupa cupa. E suonar e suonare.
Giocaci: è un operaio, cosa pretende? Lui non ha bisogno di raccomandazioni. Non è uno statale. Non fa quello che gli piace. La fortuna che non è interinale. Flessibile. Perduto. Su, giù. Spediscilo sulla luna, mettilo sotto colla fuoriserie, fallo esplodere pezzo pezzo, disintegralo a colpi di bazooka col tuo nuovo gameboy, usa scrupolosamente la lama per la mattanza talibana, falla luccicare mentre lo sgozzi piano, mentre il sangue sale a galla e gl'inonda la trachea, modificagli il dna, inchiodalo a 'na croce - continua, fagli buttare tutto il sangue amaro, a fiotti, continua.

***
E spicciati, sei lento. Se non è per te ritirati. Che ci stai a fare qua? Qua si lavora. Noi lavoriamo. Vedi, si fa così. Se fai colà perdi solo tempo. Quei secondi li recuperi in un altro modo. Vedi?
Testa di maiale mi tratta da ritardato mentale. Testa di maiale lo fa apposta. Mi riprende, cioè, giusto quando ci passano davanti i capetti - lo fa apposta, il bastardo, per mostrare che è uno "tagliato".
- Eh, e meno male che noi lavoriamo! Invece c'è CHI non vuol proprio sudarsela la pagnotta!
Qualcuno ridacchia, di me, di quella battuta, non so; qualcun altro ancora, vieppiù, ignora.
Tu c’hai problemi.
Hei tu a me non lo dici.
I cazzi tuoi, amico. Lavora che ti fa bene.
Se no? Se no cosa mi fa’? (lo dice in stile fru-fru).
Stai calmo. Stiamo discutendo. Sei tu che sfotti.
Il compagno è il doppio della mia taglia, va' più veloce di me, ed è gasatissimo, stamattina (ore: 7.32).
Se sei uomo t'aspetto fuori, - fa - Se sei uomo ti aspetto fuori.
Non voglio litigare, non gli ho fatto niente a questo, ma che vuole? È il doppio di me, per pappare pappa, per scopare scopa. Che vuole, veramente?
S’è avvicinato il capetto e ha fatto capire che qui si parlava troppo e si rallentava la produzione. Per una volta gl'ho dato ragione, niente da obiettare. Ciò detto tdm s'è messo di muso sotto, io uguale e la storia pareva fosse finita lì.
A mensa mentre scelgo il menù (al self service abbiamo spaghetti al ragù, fettina di pollo impanata e limone, panino, yogurt ai fermenti lattici morti), lo inquadro per intero… Eccolo che entra, arriva. Piglia il vassoio.

Mi insegue. Ne son certo. Ce l'ho dietro, attaccato. Non posso voltarmi. Devo fingere noncuranza: si siede al mio stesso tavolo, dirimpetto. - A fianco suo c'è uno dei sotto-team leader della nostra linea, un facente le veci. - Come faccio se voglio mandare un SMS? Non ho ancora capito. Mi sa che devo cambiare il treno di gomme all'Audi. Che te ne sembra dell'ultima Rover? La linea non mi sembra eccezionale. Hai saputo? L'Inter prende Ronaldo. Cazzo, non riesco ad aprire sto messaggio.

Mi guardo intorno, c'è il pienone; trafficano coi vassoi, si siedono - non mi è dato di cambiare tavolo. Si mangia.
Eh, meno male che noi lavoriamo!
Capetto ride. I compagni ridono. Solo io non rido.
- Invece c’è chi non vuol proprio sudarsela la pagnotta!
Una devozione calcarea che gocciolando si concreziona in solida certezza, quella di costui. Mi sta passando la fame. I compagni ridono, non m'ignorano più, ridono. Scosto gli spaghetti, di un bianco slavato; sgusciano di vita propria, come larve di mosca nel brodo di coltura. Muovo la forchetta a casaccio, nel sugo; provoco rosse onde concentriche, gorghi d'amido trafilato: i tavolini, i sedili di plastica bianchi riflettono in modo insopportabile la luce dei neon. Il bianco da sala d'ospedale, il bianco dell'ordine smisurato, e decisivo.
Un bianco così bianco che suona campana a morto, pari alla notte. Alla notte più nera.
Eh, meno male che noi lavoriamo! 'Sta pagnotta…
Gli arriva il piatto in faccia e, prima che mi meni, m'alzo di scatto e lo rovescio, sedia e tutto. Se ne vanno a terra 90 chili di carne inutile insieme alla brodaglia mestruale che scola su quella facciaccia da giuda; pralinato di pasta, ora, e di sugo e formaggio vecchio. Gli metto la sinistra in faccia, calco sull'impasto e con la destra ho pigliato la sua forchetta, la tentazione di punzonargli un occhio (o cavarglielo), è forte.
Guarda che t'ammazzo. Mi fai schifo.
Poi, d'improvviso venivo rapito da diecimila premurose mani che chiedevano a lui "Tu come stai?" e lo aiutavano a rialzarsi e, rivolti a me, dicevano “Basta, basta.”, strattonandomi.
- Hai capito? Capito che sei un pezzo di merda(1)
 

 
 
 
(1)Per quanto brutale, hanno operato su di me una forma di mobbing orizzontale (da "collega a collega", paria di livello).
 
Cemento armato

Va descritta questa gigantesca piovra di lustri tubi di metallo: come tanti tentacoli queste strutture prensili, si sdipanano dalla stritolata architettura del capannone in cemento armato nero.
Tonnellate di metri cubi che sembra di stare alla Mecca o in un set cinematografico o all'Acquafan di Riccione per via di questi piani che si intersecano, di queste arcate in acciaio temprato, di cilindri eretti o curvati, e dell'enorme quantità di auto nuove, cromate lucide fiammanti Fiat Renò Wolkswagen Golf Clio parcheggiate nella piana d'asfalto, non fosse per lastroni di vetro a specchio, una Chiesa, anzi, una discoteca Divinae Follie, anzi, una Concessionaria Fiat Auto Motors; oppure l'Auchan, ipermarket della soppressata umana smulinante, boys and girls.
Le navate del capannone sono la cosa più interessante, di spazio predato alla campagna; questa composizione e/o copertura uretrale è possibile mirarla al di la da quella dal cavalcavia della statale, finito il rettilineo della 96.
Quando si riflette di prospetto sull'asfalto bagnato, nella pozzanghera, quando i fari accesi l'illuminano, ne assaporo tutta la valenza cosmica. Ne sono accecato
Di questi piloni della luce, di queste centrali elettriche; di territorio fatto di cardi e ferule, coltivato a grano, a orzo; di questo paesaggio montato da un dio in acido, fatto di fusti d'olio combusto, di lavandini, di divani abbandonati, di reti, di materassi a molle sfondati, di apecar arrugginiti, di televisori crepati, di ethernit; di poliuretano espanso.
Se io lo sezionassi il fabbricato, in senso longitudinale, otterrei uno spaccato di fatica concettualizzata, di pena detentiva da scontare.
   
 
Immerso (solo un frammento, il tempo di un'endovena)

Peeetar Peeetar!, - urla lui.
MA Heidi addò stè?
mbacch ‘o cazz!
- mani a coppa sui coglioni.

--- finito testa dentro, smarrito nei cavi, nelle connessioni elettriche, nei transistor; molecolarmente compenetrato, coi neuroni aggregati al corpo macchina; le sue ghiandole si ricompongono ora a un amore virale, mentre è stremato dall'eccitazione d'acciao.

Fuso
Impastato ai cavi
immerso
nelle fibre ottiche (2)

 
 
  (2) Cute, Dentatura, Faringe, Ritmo Cardiaco. Addome, Occhi, Tonsille. Apparato Urogenitale. Sei Collo, Nervi. Torace, Mucosa. Sei Arti Superiori. E Inferiori. Sei Nulla di Patologico Da Rilevare.
   
 
Inno aziendale

Che ne dite di smettere e andiamo a festeggiare?… – ha fatto l'occhietto a non so chi l’Ingegnere. - Che ne dite di smettere?
All'inizio non mi sembrava vero, che c'hanno messo ben in fila, allineati, le tute pulite, le scarpe antinfortunistiche nuove, avvisati da una settimana prima (statevi attenti, se no). L'ingegnere vi deve dire una bella cosa. È un evento, preparatevi (domani è capodanno). Mi raccomando a farci fare figura.

Io mi chiedevo che è.

Hanno spento le luci, si sono accese le candele. Sul serio. Le candele le tenevano in mano i team leader, e, tipo pon pon, sollevavano il pezzo in aria, piroettavano, sculazzavano: facevano il gesto del lo vuoi? E poi facevano, tipo letterine di gerriscotti nonnonno colle dita, nonnonno, è mio è mio l'ho fatto io; coreografavano (mettendosi uno dietro l'altro) sto numero: 100.000. Coi camici neri che gli avevano dato, guizzavano come delle blatte.
Centomila non sono i morti sul Carso, né gli ardimentosi a braccia tese, i manganellatori della marcia su Roma, né la carne umana andata arrosto all'interno delle due torri. Centomila sono i nessuno che li produrranno, centomila è il numero di pezzi che gli Dobbiamo Fare entro la fine di gennaio. Ci hanno dato un inno da cantare e mandare a memoria (lo impariamo durante le pause), scritto di pugno dal ns. brand manager di prodotto in cravatta blù. Una canzone, un promo, un urlo di battaglia il cui titolo è CRESCERE CON STILE e fa:

Con stile personalità
E adeguate strategie
Noi daremo alto valore aggiunto al Prodotto
Daremo al Cliente il 100.000llesimo pezzo che non è come fare un terno allotto
I soldi che guadagnamo li investiremo in utili reinvestiti
Per andare alla conquista dei mercati.

Per andare alla conquista dei mercati

Dall'America al Giappone
Da Cassano Murge in Cina
La conquista s'avvicina
Anche se c'è il solleon
Noi Ci applicheremo con scrupolo e dedizion

'Che gl'ingredienti per fare
e fare bene sono tré
Entusiasmo grinta e competitivi-té

Controcanto: con Fiducia e Ottimismo.

A sto punto, man mano che l'ingegnere estingue la pratica della stretta di mano, il capetto ci consegna la nuova salopette; ci sta scritto, marchiato su nero bello bianco, in tetesken:

100.000
ich war dabei

Io non so cosa significa ich, su war un'idea ce l'ho, so solo che dabei fa rima con babbei: so che sono stati anni di altruismo e di evoluzioni sociali e di mutamenti - pensavo al suicidio, francamente.

Ci passa in rassegna, e poi arriva la famosa stretta di mano - oh, la stretta è bella pronta ed energica. Deve comunicare dinamismo, fiducia nel futuro, la stretta. Auguri auguri auguri auguri. Auguri auguri. Auguri. Bon, si pensa. Il buon cazzaro se ne va, adesso arriva il Martini Brut. Il muettesciandòn.
Circolava da giorni 'sta promessa del panettone e dello spumante. Che tutti lo avremmo avuto. C'erano operai che sognavano a occhi aperti. Si lappavano il labbro nel ricordo. Si formava la pastella tra le increspature della bocca, bianca come a Forlani torturato da Di Pietro. Solo che non sapevano che dopo che ha finito di salutarci, Sciandòn ha preso la cappottella e se n'è andato, Sciandòn, e nel mentre Sciandòn ridiscendeva le scale per entrare nuovamente in officina (s'era dimenticato il mazzo delle chiavi su un banco di lavoro) per poi chiudere nuovamente la porta (dietro, sullo sfondo, appiccicato un A4 - ma lui non se n'è accorto - disegnata una ciola a pennarello nero, con avvolti trozzoli di stelle filanti: 'IN YOUR ASS'): e mo'?, facevano, e mo'? e la sorpresa? Arriva o non arriva?
Tempo c'è voluto, ma poi tutti hanno capito il senso delle sue parole.
Prima l'ingegnere ha detto che siamo ben lontani da quelli che sono gli obiettivi prefissati (50.000 pezzi), l'anno si è chiuso male, chi lo dice? (lo dice dowjones)… e ci sono difficoltà congiunturali, che la politica aziendale è sempre di proseguire sul fronte delle assunzioni ma, proprio per abbattere i costi, e per promuovere il prodotto anche Fuori, apriranno a breve una serie di nuovi stabilimenti produttivi in Romania, a Bahia, in Cile, in Brasile, in Cina, a Mechico City - ma che il cuore del prodotto lo si farà qui, a sud proprio per dare la possibilità a tanti disoccupati a tanti ma tanti sfigati che piuttosto che andarsi a far rompere il culo dai nordisti, gli diamo almeno l'illusione d'una flebo in endovena - non ci siamo comportati bene. E che perciò, dal momento che la colpa è nostra, perché qui la dobbiamo smettere di delegare tutto al prossimo per scaricarci dalle responsabilità, che non c'è da scherzare con la crisi, quindi alcuni posti sono effettivamente già a rischio (nonostante che solo il 6% in questa fabbrica è assunto a tempo indeterminato e nonostante il fatto che ogni settimana chiedono lo straordinario e c'è una continua invasione di interinali), e che le carriere più compromesse saranno quelle dei ragazzi che non s'impegnano abbastanza o eccedono nel numero delle assenze… --- di questi rami secchi che poi faremo una raccolta alla fine, ma non c'è da preoccuparsi, perché i vostri team leader non si lamentano non hanno di che e quindi, ma giusto per far fronte ai picchi produttivi continueremo a utilizzare voi e intanto, dove serve, dove occorre, usufruiremo dell'impiego di manodopera interinale. Che c'è tanto bisogno di lavorare dalle nostre parti.

Auguri Auguri Auguri a Lei (4)!

- Viva il duce!
- Auguri, - fa a me l'ingegnere.

 
 
  (4) Non tirano le molotov: gl'ingegnereboys agognano il babbabbauli e il martini brut.
(3) (quel té allude a mé)
   
 
Ergonomia (accorciato) (5)

L’ergonomia c'interessa quando viene applicata alla produzione in serie. E’ polivalente, va bene per tutto, ma non è perfetta per te (es. chiave inglese, la sedia negli uffici).

Minus Habens (è lì perché è lì, una persona sull’otto volante del lavoro, gli stupidi). Ecco, noi dobbiamo essere a prova di idiota. Di seghetti a mano di trapani a colonna di brocciatrici.
Uno dei diritti delle forze basse era il diritto di lasciare la testa in portineria. Ci andava con gli occhi chiusi e l’elmetto. Per via dei riflessi condizionati di pavloviana memoria, chiudeva gli occhi e premeva bottoni. Reagiva ancora agli stimoli. Non si sforzava più di tanto. Imparava 3 cose e non doveva e non voleva sapere più niente. E quelle erano. Vita comoda, mangiava e dormiva. La moglie gli faceva le corna. Lo stipendio se lo faceva bastare. L'insalata era nell'orto. Il gatto era morto. Poche esigenze… tuttalpiù la balera (è emiliano, lui). Tornava a casa e si faceva un altro cicchetto.
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In inverno attenzione all’abbigliamento e ai capelli. Se vi viene in mente di farveli crescere, va bene, va benissimo. Ricordatevi però la scoppola. Che il materiale capello non soltanto non è igienico ma è anche organico e organico significa che resiste in una maniera incredibile alla rottura, vale a dire è più resistente della pelle. Un ciuffo di capelli intorcinato è come una corda del diametro di un mignolo. La balestra medioevale, in tensione, era fatta di crine o capelli di donna. Se rimangono impigliati da qualche parte in un congegno che vortica vi scuoia come Kocise. Quindi i capelli sono altamente resistenti e vanno raccolti in cuffia o berretto. I capelli non cedono, non mollano. Allora niente svolazzi in officina, se no scraniati si diventa.
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Anelli. Se per esempio finiste in attrezzeria, mettiamo vi vola una martellata lì: Pim! Pom! Pam!: Niente più dito. La collanina. Sei un pappone? No. E allora vedi di toglierla. Oppure non deve superare il mento; non voglio vederla sballonzolare! Vuoi finire ghigliottinato? Non credo. A me non farebbe piacere. Una volta l’ho vista fare. La cosa, la tracheotomia. Questo si era strozzato. Stava in mezzo alla strada. Arriva un passante e dice: spostatevi, sono un dottore! Ma non aveva con se’ l’attrezzeria. Prende una penna a bic, toglie il tappo blu e poi che fa? Trac, la spezza in due. Pam!: glielo ficca in gola.
---- Meno ghingheri metallici, meno morti bianche. Usate i guanti anche quando vi danno la pinza, anche quando mangiate una brioches… cautelatevi se no è uno squarcio! Non eludete i cartelli, quei simpatici pupazzi dove sta scritto metti le scarpe qui e gli occhiali lì. I guanti non sono pericolosi… sono pericolosissimi! Danno un senso di falsa sicurezza. Tagliare calandre e lamiere è pesante ma possibile. Afferrarli è una roulette russa. To’, m’è cascato un dito a terra: Sono fucinatore. Te’ vuoi un occhio?: Sono saldatore. Va bene risorse umane, ma fino a un certo punto.
La disciplina protegge il lavoratore. Qui o ce l’hai o ce l’hai. Se no non ne esci. Vivo. (…) Disciplina è il contrario dell’improvvisazione. Gli imbecilli sono destinati a farsi male. E con quelli non c’è sistema di protezione che tenga.
--- Non vergognatevi di quello che non sapete. Quelli che ritenevano disdicevole apprendere le regole, affollano i cimiteri!
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È sul piano psicofisico che gli interessate, in ordine ai fattori periferici d'innervazione muscolare, nel grado di risposta, di tempi di reazione che avete, di chinare la testa e poi sollevarla a scatto, a comando.
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In realtà il cervello uno ce l’ha quando viene assunto, poi lo perde per strada, per abitudine, disinteresse, distrazione, noia, maledetta noia.
 
 
  (5) Lezione sulla sicurezza (aula didattica del C.d. F. regione puglia - estate 1997).
   
 
G uardia giurata - (redux)

- “Lavoratori!” M’ stonn a fa’ ‘u mazz tand!(6)
Tra distributori che traboccano di lattine di Sprite, di Coca-cola, di Lemonsoda, è lì che incontro Guardia Giurata;

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A me come va'? Allagrande, collega, - dice, col walkie-tolkie in mano. - Volete favorire?
Ci sta offrendo una pigna. Lui la giornata la trascorre così, a collezionare pinoli (7) È pagato per questo.
Certamente, - dico io e Pistillo all’unisono. Cominciamo a schiacciarli con le pietre.
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Comunque… da noi le cose nan-g funzionan prop’t.
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Basta vedere quando tu stai ai semafori... ka nan-g funzionan… Satch… quann appich u russ p' nuj ié angor verd… ié semb verd. Invece da nord a… massi'm mass'm, a Ròm. A nord, tutto pulito. Pàr a v'dé k' 'ng aun pass't sop' 'u Detersìv, déij, stonn semb a spazzoléeeeih, e c' so, l' matt!… l' matt!… Vedi certe strade. Lunghe, luuuuunghe, dritte dritte. Pulite. Si scivola liscio. A sud: ti fermi al semaforo che sta a rosso, esce quello dal finestrino: waglìò, t' we move? Oeh, Oeh! C' vegn da','u citebbiv! Mazz ka tinn!… C' nan stà 'ttind' t'accarran sott. Se ti trovi in mezzo al traffico non capisci più da dove arrivi, non distingui cchiù la destr, 'a s'nistr. Che non le distingui più... I Baris! L' murt c' tenene!
Sono indisciplinati…
Brav, brav. Indisciplinàt. Ein! Si veta proppia ch'asei studiato. Intisciplinata, ggé. A Piacenza ti salutano. Oé! I mila murt d' mamt! Quì tutti signori. Tutt cap'o cazz. A capit? S'ì cap'schut mow? O nar-nnow? E kiss sond i barés… addaw we sci, vattinn, va'. Brutta razz… (…) Il barese non si capisce quando è il momento di tirarsi da parte e lasciar fare la legge... come, ettu, k'rnùt, ué sci a vendere le sigarette a condrabband? Che ci perdi a spostare il carretto più in là? Se ti dicono di farlo quelli della finanza?... Fallo! Invec non, sti strunz. Tu fùm?
No.
Brava. Così devi fare. Nun t' sì mparann mo'!…
Nz (schiocco con la lingua, alla siciliana).
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Prendiamo i posteggiatori, la categoria. A Napoli si mettono d’accordo loro e loro. T’arriva un nanetto che fa pure pena a vederlo... We signòr, mitt’la quàà la macchina! Mette pietà, veramente. Quant’è? Duemila lire. Tinn! Mangjh pur' tu! e te ne vai, tranquillo. Ma poi dietro ci sta uno che è grosso come un armadio... il nano è un comodino, o confront... l’armad’jh ti cuzza sopra la spalla: ci wue?...E pagh. E pagh. E pagh. E paga di nuovo, quand s'ì strunz!
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Eccome, amico, sai che passa sembre la finanza da queste parti, no?, sai che fanno i controlli, t’hanno avvisato ("l'amish"), li hai visto a quelli, che poi sarebbero quelli che t'hanno offerto pure il caffè, una volta. Ormai lo sai… cheddazzòn nanz batt! Ma Allora perché per farti trovare ti fai vedere sembre lì cioncato col banchetto delle sigarette all'angolo?... io questo non capisco. Ma se tu fai vai e vieni, da dééà, no?, fai vai e vieni dalla macchina col trisciungolo o da dove sai, te ne metti cinque sei pacchetti in tasca, d’accordo?… d’accordo, mi stai seguendo?… micatuttinunavolta… ennonné che ti possono far niente!… e tu combini affari lo stesso. Vuoi fare il furbo? Arrét? Puntuale come una cambiale quello gé stà dà, rrét all'ang'l, ka tu mangh ussì vist… eccolallà. Finanza: Mi presento. Cosa credi, 'u scém?: Paletta. Accosti. Le generalità. Che poi magari non è nemmeno delle parti nostre... l'amic nést non capisce mang checcazz vàcchiann 'u generàl... be’, secondo te, mo', che deve fare, a te, paletta? Sentiamo: secondo te. Paletta che fa? Io dico che è uno del nord: be' ti mette dentro. Che deve fare… mi sembra logico. Il discorso fila.
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I napoletan sond geniél, e tu i s' vist. Che sono quelli che hanno inventato le cinture di sicurezza finte... la maglietta a forma di zebra, hai presente, no? Tu vai tranquillo in macchina e mica uno se n'accorge che non porti la cintura... deve proprio avvicinarsi sotto sotto, vederti bene bene per capire. E i rolex pure, "aquila d’oro placcato"... la fibbia fash schkif, tu dic ij, nant s' f'dann – non ti fidare. I tegn ij kidd bbòn.U sa' quand n' so' v'nnut ij commakkidd?L'è p'gghiàat pur 'u dottor. Com s kiam. Kudd ka ten la cap quand a nu m'lòn.
Scamozz!
Scamozz; kudd dà. Ce li ho io quelli buoni! Vinn dow ka ti fazz v'dà. "Accosti". Accosti che i muri ci vedono. Che io da lì me n'accorgo... - Ancora ne vuoi uno?
Nawn. Lass'm a-pérd.

T' fazz u prizz bunn.
No, no!
Sind'm ammay. Accatt la robba bboun.
Nawn.
U fum. U ué u fum?
E a quanto lo dai?
Quand n' we. Uì, l'è p'gghiàt pur kudd, l'amic tuw. Mo' tu iess, 'u sandluiggihj, e scigl 'u modell!
Vabbéne, poi ti faccio sapere. Mo' soldi non ne tengo.
T' fazz 'u scond.Tand ka s' tu.
So' capit.
Ein. Comunque fai figura… cangiam argomend, me'. U vid u rlogg? Da lontano è preciso. Glielo devi andare a dire tu ch’è falso, capito il ragionamento?, - e m'ammolla quattro ricchioni nei reni.
No. So' ddìtt ka la r'logg la tegn. Iékkess: gli mostro il mio swatch da bancarella, di plastica. Tant kuss shkitt p' v'dé l'orarj m' serv, e avast. Finché va', va'… e pow s' penz (Ha solo il difetto che quando lo sfilo per lavarmi le mani mi lascia il bracciale bianco sull'unto nero del braccio, ma non è che vengo a dirlo proprio a te).

O in treno... Mi danno una pistola... Ero giovane, allora... mica tenevo 'sta panz ddò... Iér un figurino, vuoi vedere?
No, no…
Eee, quand sì bbrutt!
Ié p' nan dart fastìdijh…
C' fastidijh? Ehi! E nu m'nut ié! Non tieni manco un minuto?
Lo sapevo. Esce la patente di no-nonno.
Kuss' iér tuw?
Eh, hai visto, hai visto? Hai visti i capelli che tenevo? (Notare che all’epoca si portavano alla “Little Toni”).
E come no, “All’ultima moda.” Certo che ho notato…
Non lo so, sinceramente credo (anzi sono sicuro) che mi stia spiegando che aveva intenzione di fare una rapina… in quel di Piacenza… Sì, mi sa ch’è così.
Sto napoletano… amic mi… la pistola me la dà dentro il fazzoletto, pago e mi dice scappa! Nascondila! non l’aprire assolutamente! Se passa la polizia avvicina il fazzoletto al naso e fa finta che stai raffreddato! Starnutisci con noscialanz!… Guarda che se non sei in un posto sicuro!... Oh! Ci credi? Da come lo dice, con questo pezzo di ferro in mano… Cosa?…
Mi butta da parte con una mano. Si guarda intorno… s’abbassa, schiva, fa una finta. Velocissimo. Oddìo, la panza, un poco trabballa…
Che è?
C’ho la sciolta. Una pistola è una pistola. Se t'acchiappano (a me, poi) ti danno tre anni per porto abusivo. Giro l’angolo... non so perché ma c’ho un dubbio. Entro nel cesso a controllare... apro u fazz'lett e cosa trovo?...
Sapevo: aspetta che glielo chieda.

Cosa trovi?
Era di legno verniciato! Kuddu strunz!…
Sén, vabbén, sind… ij m' n'egghiaggì… ié n'or ka stock da for k' ttaij… 
c' m' becc'n…
Ha? Emmò m'u disch? E VAI! VAI!… Scusa, non lo sapevo mic prop!
 
 
 
(6) (Corridoio, sempre Corso di Formazione regione puglia, sempre estate 97).
(7) durante una pausa, giù nel parcheggio.
   
 

Danza di Mussolini

Ci riuniscono di nuovo nella grande sala. E lui, il Gerarca è lì che si parla da solo da quattro ore e batte pugni sul tavolo (colla bavuglia bianca sul lato sx che fa ogni tanto capolino da la bouche).
Mentre il cranico martellamento de la furibonda impestaglia meccanica smette mai.
Un fascio di ologrammi, di stivali lucidi, di pantaloni alla zuava, di manico del frustino, di giarrettiere, di tute in latex, di you must, di vibratore nel culo.

Stiamo per accedere al mondo mercato flessibile marciando al passo dell'oca nella Norimberga-Sadomaso del 2000. Benvenuti. Siamo nel futuro. Ben adunati nel mondo corporate, balli preghiere e canzoni nuove da imparare a memoria, oggi.
Danzate. Danzate, su.
Mie' piccoli balilla.
Danzate.

Piroette di produttivo Armageddon al ritmo di dezzammore again again again. A 3000 giri all'ora. A pieno regìme.
Danzate ancora, fatelo per me…

   
 

Crash test (articoli di giornale blobbati o se preferite un bel cut-up a la burroughs)

Ha perso la vita non è più tra (…) Noi (…) si è schiantato dopo una serata trascorsa in discoteca, Giuseppe Tricarico, di (…) professione (…) operaio alla Fggrzioapongh (…) è stato ritrovato morto carbonizzato nelle lamiere, ha riportato lesioni gravi alla spina dorsale (…) sezioni (…) contorte (…) del suo cervello (…) sparso (…) trovato insieme a (…) una gamba (…) cento metri (…) tranciata di netto lontano (…) spazzata via (…) da qui (…) sulla statale di Bisceglie (…) nell'incidente è rimasto coinvolto (…) lascia una ragazza, che era in macchina con lui ma se la caverà con alcuni punti di sutura (…) non è più in prognosi riservata (…) già stata dimessa (…) con lui tornava dopo una serata di birra (…) con gli amici (…) dicono di lui che era buono, un pezzo di pane (…) la famiglia dice (…) era un santo ragazzo, un pezzo di pane (…) lavorato sempre (…) era proprio un tipo tranquillo (…) aveva una (…) bambola (…) di carne (…) da coccolare (…) inseminare (…) un lavoro (…) una bella macchina, lui (…) un tipo tranquillo (…) non meritava quella morte, aveva (…) una bella macchina, lui (…) - Giuseppe, come farò ora senza di te? - (…) - Mi hai lasciato Sola, mi hai - (…) tipo concreto, niente grilli per la testa, mai fatto un'assenza per malattia (…) quest'anno pensava di sposarsi (…) rendersi (…) felice, avevano già preparato la lista nozze (…) soffocarsi (…) tra quattro mesi gli avrebbero passato il contratto da formazione lavoro a tempo indeterminato.

 
 

Definizione di micron (a gentile richiesta)

La definizione di micron non è semplice, ma ci provo lo stesso. Ve la dico: quando andate a cacare, non rimane attaccata quella patina di merda sotto il palmo della mano? E dopo cosa fate? Come boh? Che risposta sarebbe, boh, peeecciotti. Nella migliore delle ipotesi ve le stropicciate, intanto. Sono pulite, ora? O appiccicano ancora? Questo è il micron: il micron è quando avvicini la mano al naso. La puzza che si sente, quella è il micron.

E voi dovete lavorare con questa precisione quando fate i pezzi, non dovete sbagliare, commettere simili errori di tolleranza, dovete contenere gli sbagli in questo campo che sarebbe il micron.

   
   
 

da

 

  http://www.comune.re.it/manifestazioni/ricercare2001/rice2003/ricercare03.htm
   
   
   
   

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