Silvana Rosselli

   

 

Poesie o meglio... lunghe dita affusolate,laccate di rosso

                            misurano alfieri vestiti di nero.......


 

    Passaggio

Sospeso un ponte

intreccio fragile di luci

e girasoli.

Non porta peso

ma pesci alati

smarriti acrobati

disarticolati.

Gettano un occhio al giorno

e minuscole scaglie

d'argento...

(Prima di estinguersi

distruggere il ponte.)


 

    Agàpe

Nella piazza,ombre di luce

vive a se stesse

girano in circolo

attorno a colonne.

Le colonne puntano

a spazi indefiniti,

lo spazio

dilata il Tempo.

Gente straniera estranea

invade le strade


grida e bisbigli

voltano schiene

piegate

in rigidità deformi.

Tenebre avvinte

a demoni umani

seminano,nei recessi

nascosti

un pensiero

fuggito al mondo...

La misericordia,non vola

su mistiche ali

non mesce profumi inebrianti

disconosce le fauci riempite

da divinità sotterranee.

Come acqua di fonte

perde,la candida veste

innocente.

E' battezzata da pugna

avide

di potere.

Di forza.

Di sapere.

L'incoscienza ci salvi

da questa fossa

di leoni.


 

 

 

 

 

    Recupero d'interni

Tende polverose

scorate

da un rosso dissanguato

privo di continuità.

Dita mozze

dalla memoria opaca

tinteggiano pareti e anfratti.

Mentre orfana di Tempo

quest'aria

denuda

spiriti accasciati

dietro le porte.

Gli odori nel viola

impazziscono

dentro un'anfora

dalle braccia spezzate.

Pomeridiana...

 

 

 

 

 

 

 

 

    L'ultimo spettacolo
 


Le mani curiose

giocano sui muri

ombre aguzze,

profili di giullari

e sonagli stonati.

Con l'ombra,

che la sera libera

da ragnatele

di luce,

vivono altri sipari.

Palchi e drappeggi

impreziositi dalla polvere,

vecchi costumi fuggiti

dai bauli,

stracciano catene

buttano le chiavi..

I cantori accordano

la voce,

mentre attori,infilano

parrucche

e qualcuno ,sulle sedie

già sorride...

La città incosciente

riposa...

non conosce l'ultimo spettacolo.



              Sciarada

Sciolte le briglie

ad alati cavalli

fugge

crescente invasione

di salti nel vuoto.

Ignote le ore che seguono

spasmi

di un senno alternato.

Fuoriesce dal tempo.


                Dietro casa...

Dietro casa coltivo

un nido di pietre,

la vista le scambia

e l'inganno le rappresenta.

Passano la sera fanciulli dimenticati

sfingi dondolanti,mano nella mano

( non conoscono veglia )

osservano

ma arrampicano oltre

gli sguardi.

Un fiume

corre intorno

alla mia casa

e non tace

quando l'oro del sole

si perde e poi riemerge

senza respiro.

Le pietre lo guardano,rapite

in altri azzurri

e violetti sanguinanti

lontani

forse inesistenti bagliori

sepolti nell'animo

degli assenti

che vegliano....
 

 

 

 

 

 

 

    Labirinti

Nelle cattedrali

del non pensiero

le mani

vanificano la terra

come un sogno sospeso..

Quando il doppio

diviene informe

quasi senza affanno..l'uomo

allora entra nello specchio.

Abbagli e chimere

voci scomposte

spore che titillano le ombre..

lo rimandano indietro

oggetto incompleto,

disperso..


                   Ritorno

Ritorno

a passi coscienti

di alberi,

a piane silenziose

da cui si inerpicano

rocce, frammentarie ospiti

estraniate.

L'indifferente,sospesa fissità

muove invisibile

correnti interne

e occhio umano

perde

di sguardi remoti,

ricordo...


                Contrazioni del silenzio

Pallida eco

di canto negato

ritorna

su minime orme.

Cadenze di voci

fuggite

in deserto di sale.

Atterrite dai falò

che improvvisi

oltre il colle

alzavano sguardi,feroci.

Perse

nei mantelli

oscuri,

strazio

di casti madrigali.

Cadute...

Le note.

Le stelle.

Le foglie.


                 Scacco matto

Quest'arena lorda

di sangue rappreso,

ostile

mi accoglie,a braccia aperte

come madre..

Le mura pazze,stanche

di urla,di oscenità

scalinate che scavalcano

se stesse..

Uomini seduti fingono

di stare eretti,

donne in piedi

mimano

un insolito riposo.

Dall'alto cala nella sera

un velo,

che è nebbia

raggrumata,

un odore penetrante

vince le urla,

le mura..

uomini e donne stallano.

Scacco matto.

 


            Si è perso (nel gorgo) il filo di Arianna

Dal mare..

conchiglia aperta,

impudica

come labbro di rosa

offerto

all'aria novella.

Aria..

calpesta col piede

terriccio,detriti

si esime

da inutile spreco

e assolve sgomenti sorrisi.

Ma offendono

anima e vento

le risa del vuoto,

soltanto il silenzio

comunica ai sordi

che il filo di Arianna,

caduto nel gorgo...

si è perso.


               Non-sense

Non il sole apertamente ridanciano

non l'aria frizzante del mattino

non i passi su morbida terra feconda.

Non un viaggio di esotiche speranze

non le note di musiche lontane

non il cielo da toccare con le dita.

I quadretti esilaranti

nascondono dietro a un sorriso

un macabro specchio,diafano.

Si dibattono stracciate ragioni

inascoltate

antiche parole,

gli emuli del passato

i cantori rauchi.. perdenti...

dove sono?


                       Orrori quotidiani

Alzano gli occhi

pensosi,ridicoli specchi velati

e non vedono i contorni

disfacenti

del loro labbro di pietra.

Che di libertà negate

di equivoci

cibano avide membra.

Allora,alzano la cosa

che chiamano capo,

aguzzano

le orecchie

e in branco...

azzannano

azzannano

azzannano.

Stordita risposta

dei nulla pensanti.


              Il Vecchio Delle Meraviglie

C'era una volta un vecchissimo saggio che da moltissimi anni viveva in una grotta in una vallata

nascosta agli occhi del mondo. Il vecchio aveva accumulato un grande sapere e più si staccava dal

mondo degli umani più gli si aprivano gli occhi su incredibili meraviglie. Un giorno di primavera vide

un puntino colorato che stava salendo lungo il crinale,a mano a mano che la distanza diminuiva si

delineava una figura asciutta,dall'aria severa,occhi neri come la notte e capelli ribelli. Era un uomo

ragazzo.. Il vecchio, poco avvezzo al contatto coi simili tremava leggermente. Forse in quegli occhi

scuri che pure guizzavano come il fuoco rivedeva se stesso,partito tanti anni prima alla cerca del

paese delle meraviglie. L'uomo ragazzo gli sorrise. Il vecchio mosse appena il capo in risposta e iniziò

un dialogo muto che li colse la sera ancora lì.. seduti a terra davanti alla grotta mentre le ombre lunghe

si adagiavano sui loro visi. Il vecchio accese degli sterpi e allungò le dita nodose verso la luce...

sembrava che le fiamme vivessero di vita propria,che avessero voci e sussurri e in coro rispondevano

alle domande del saggio e agli stupori del ragazzo. All'alba infine i due caddero in un sonno profondo

e al risveglio l'uomo ragazzo vide che il vecchio si era lasciato prendere dal sonno senza risveglio.

La morte. Lasciò il corpo esposto che tornasse al bosco,alla pietra,al vento,alla pioggia.. lentamente

iniziò la discesa verso il mondo abitato. Aveva un nuovo tesoro nella bisaccia e un nuovo peso.

Narrare del paese delle Meraviglie a un popolo incapace di sognare sarebbe stato molto ma molto

faticoso...

 


 

 

 

 

 

    Estate

Fradicio odore d'estate

salito

d'un tratto,

sentito da lembi

di pelle scoperta.

Deriso dai giorni roventi

da gigli

che piegano pigri la testa

e un niente

che prende la gola

percuote

quel moto di vita....


     Un viaggio

Porto con me un tempo

di canti silenziosi

nella notte..

Tanto ho corso che ho veduto

campanule gialle

danzare nude

sotto le stelle..dissolvendosi

e

lampi

scendere impudenti

con cortei di falci di luna

risvegliando le acque che sognavano uomini

senza cavalli nè bastoni..

che sognavano bimbi che correvano ridendo.

Liberi.

Respirando solo terra

mi ha portato vita

la melodia

di flauti vestiti di sole,

di baci impavidi

dei papaveri infiammati dal tramonto

di pugnali   che pazienti

indicavano vie infinite..

Porto con me il tempo

dei canti

e da loro vengo portata.

Poco in là ancora ruderi,mura inamovibili

conchiglie spezzate..

il centro del Nulla.

Vado,torno

riparto

nel viaggio

che ancora non conosco...
 

 


 

 

 

 

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