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versi di Valerio Cruciani

 

 

 

POESIA IN FORMA DI NIENTE

di Valerio Cruciani

 

I

 

Per una volta non mi sento affatto concorde

con mister primolevi

con mister adorno:

piuttosto la mia filiazione viene da quella dichiarazione

contenuta in Dolci

quando dice che c’è un dopoaushvitz

e un doposudafrica

che dice che troppe colpe indirette ci intossicano.

Va benissimo imparare dalla storia

cicero cercava di insegnarcelo

ma andiamo avanti

scriviamole ancora le poesie.

 

 

 

 

II

 

Non posso farmi prendere troppo la mano

rischio la paralisi schizoide

il blocco del genio

la metaparafrasi

l’autocitazione

la consolidatio orgolium

la metropolitanesi

la pittazione afrodisiaca

la spoeticizzazione dell’immateriale

il ammazzamento dello spirto mio religioso

in qualcosa di materialcementificato.

 

Sono homino politico

non negatelo, non potete.

 

 

 

 

III

 

Che scegliere di fronte a tante bontà

il bambinetto si lecca già gli stivali

al pensiero che quel sapore colorato

gli scenderà giù per la gola

guarda oltre il bancone

non sa non può decidere

i coni non sono mai abbastanza grandi.

Allora decide di passare prima all’archivio storico

quello del sapore

sfoglia e scartabella gusti profumi colori

vede palette e cialde

si informa studia pondera

e alla fine decide:

.............................

e alla fine decide:

.............................

e alla fine decide:

 

 

 

 

 

IV

 

Cazzo, anch’io ho navigato

che figo

da sballo

ha da vede che bestie

da paura

che gelo

minchia signor tenente

che ho visto mai

tremila500 kbps

ammazza che modem

moderno assaje

che cragnola de siti

nun ce credo manco si me paghi

lo schermo piatto

da dio al porno trovi tutto

lo vojo!

 

 

 

 

V

 

Che bellezza la coerenza

che splendore la mente del girasole:

dici sempre quello che ti pare giusto

fondamentale

ti basi sulle basi della tua vita

perché vuoi che gli altri le condividano con te.

Peccato che dopo qualche anno che passavo per rieti

mi sono accorto che i girasoli

volgono le spalle a apollo.

 

 

 

VI

 

Per fare il neoclassico

c’è bisogno di pazienza e di amore

per la tradizione.

Ormai sono passato nel 2000.

Mi si impongono altre catene di montaggio

che poi non è vero

perché sono sempre italiano

e faccio come me pare

der dumila me ne infischio

coll’europa ce faccio er vino

basta che campo, puro a suon de mandolino.

 

 

 

 

VII

 

Correzioni a bozza

tragedie pronte in cinque minutes

decalcomanie di folle grigie

e ancora non capisco

dopo 4 anni di lettere

ancora non capisco come si fa.

Secondo voi sa troppo di pinkfloyd

dire che non hai tempo di dire la tua

quando sta passando la ruota dello schiacciasassi?

 

 

 

 

VIII

 

Vivere ridendo è semplice

anche con poche regole palazzeschiane:

voglio essere il vostro saggio del momento

il buonista di turno

il papabile del mattino

e dirvi con dolci parole

che basterebbe incrociare su un piano cartesiano i tempi dell’oriente con i pensieri dell’occidente.

Ahivoglia a ridere!

 

 

 

 

 

IX

 

Qui mi fermo,

per adesso,

non perché abbia contratto il morbo del sonno

ma perché mi serve altra cadrega

con buco ellissoidale centrale simmetrico

onde colorire il tiber.

Buonanotte.

 

 

 

 

 

X

 

Il bambinetto era in metafora

che ora spengo

così svelo i trucchi del mestiere

vi apro le ianua  reclusa della retorica

dicendovi noiosamente che il gelato

rappresentava i candidati alle elezioni

e l’indecisione golosa del fanciullino

la nostra condizione esistenziale.

 

 

 

 

 

 

XI

 

Per ritornare poi alla I

non che io non sia un ammiratore di levi

anzi, lo stimo moltissimo

e devo riconoscere che è sempre più difficile

scrivere poesie

come è difficile concepire solamente la PoEsIa

certo è vero, siamo nell’era tecnologica

ogni giorno è già ieri

e la consapevolezza diminuisce.

Certo è vero, i narcotici storici sono graditi

oltre che necessari per sopravvivere in tal società.

A forza di scoprire l’infinitamente

piccolo e l’infinitamente

grande

abbiamo perso le mille dimensioni che ci stanno a metà.

Tra le quali per l’appunto

la poiesis.

Mo però che devi fa’, per sor primo nun c’avemo più risposte

ma solo domande. Coll’aggravante che lui s’è ammazzato.

 

 

 

 

 

XII

 

Non lo so, non lo sai

sai so solo metaforizzare inespressamente

come me (poco sincero)

il fatto che i gusti sono liberi

la gente è libera

i cinema sono liberi

l’economia è libera

la stampa è libera

il pensiero è libero

la religione è libera

il sesso è libero

internet è libero

la lingua è libera

così come sono liberi i latitanti mafiolosi

così come sono liberi gli stragisti 1970

così come sono liberi i genocidiatori.

Bella cosa la libertà.

 

Sbarre in casa.

 

Sbarre sul soffitto.

 

Sbarre alle finestre.

 

Sbarre nelle condotte.

 

Sbarre al computer.

 

Sbarre e basta:

 

 

 

 

 

 

XIII

 

Oggi uno ha cacato in stazione.

Stava seduto su un carrello portabagagli

in pieno pubblico

con gialli capelli e buttero in faccia.

La mantata voce dell’amico mio

avvertìemi che con grande gioia dei coprofagi

spiscio e merda stavano uscendo

dal fresco deretano dell’uomo li seduto.

Io incredulo vidi e credulo mi fece l’oculare prova.

Mi fece testimone la mia moralità

che anzitempo a gambe levate se ne andò ritorta su sé

desiderosa d’altri lidi.

Quell’uomo era a metà di nostra vita

e non avea il coraggio di chiedere un bagno.

La sua paura maggiore era forse avvicinarsi

e chiedere a noi civili cessòsi.

Il suo stupore sarà sicuramente

quello di ritrovarsi un giorno

fuori dalla selva oscura

e produrre così defecale sublime poema.

 

 

 

 

 

 

XIV

 

Essere tutti d’un pezzzzo

rigidi al microfono in piazza

con condotta conziderevole smagliante di coerenzza

fiero della propria virile moralità

sicuro della differenzza che scorre tra

maschio e femmina

sicuro d’appartenere al primo senza mescolanzze

esprimerzi con parole inequivocabili

con scarzità d’ironia ma acre intelligenzza

al di fuori di ogni tentazzione

d’illibato linguaggio sempre chiaro

mai scostante ma severo quando serve

lasciare i dubbi agli stupidi e ai deboli di fede

intellettualmente pronto a qualziasi sfida mnemonica

religiosamente inespugnabile

curatore del fizico fino alla tornitura statuaria dei muscoli

lontano da ogni eccesso

nel fumo nel zesso nell’alcool.

 

 

 

 

 

     ANDATA E RITORNO

 

Ti porto tra i lapidati muri

della mia Umbria,

a vedere il blu

dipinto di blu,

terra dove la notte

rilucono ancora le stelle,

terra di santi e di poeti

(ma non di navigatori),

ti porto alla Sibilla nazionale

e all’infiorata con le salsicce, dove

troppo facile far retorica.

Ti porto ai saporti forti

del vino, delle cantine,

della pelle sciolta dei vecchi,

ti porto alle loro case sudice, tra le mosche

i tafani e le vespe,

ti porto lì dove ogni anno

un nuovo cambiamento

(nei clivi, nell’asfalto, negli sterpi)

sembra tracciare il violento

solco dei secoli

capace solo di suonare

una musica triste.

Ti porto alle voci dei miei compari,

a toccarli con mano,

a toccare quella che è

la materia prima del mio passato.

Lì l’esistenza si è avuta

ed ogni mio ritorno

non è che un piangere

le sorti della comune morte.

 

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E Roma mi sembra

la città delle vanità,

la città delle città,

Roma contorta e oziosa,

Roma viziata, le pieghe

delle tue lenzuola

rivelano notti vane

e sensi di colpa

per una lingua che non t’appartiene più,

Roma satura di tutto,

Roma senza speranza,

puliscitici il culo

con i tuoi giornalini gratuiti!

disordinato postribolo di genti,

non sai avere memoria

non sai conoscere,

eppure la tua televisione

parla di Mediterraneo

e d’ Integrazione,

ma vivono ancora in te

vivono le violenze della corruzione,

vivono ancora via Tasso

e i littori della Tuscolana,

vivono le bombe

che risuonano dall’eco

del secolo di piombo,

vivono ancora le morti

di Dario Bellezza

e di Pier Paolo Pasolini,

vivono e imputridiscono

garofani e scudi crociati

e chi ancora difende

la loro sporca semenza.

In te è difficile

prendere coscienza di una cosa

qualsiasi, è difficile

stamparsi sulla fronte

ciò che sempre diveniamo.

 

 

 

 

VITA IN FRAMMENTI E APPROCCI

dall’iper poesia alla poesia assente

                       

                      

 

 HOMMAGE A MALLARME’

 

 

Pesante, un vuoto tamburo suona

inoltrato di coltri in tenebre

dai chiusi occhi suicida nero

dell’avello,sparsa assenza di croci.

 

Di questo maestro, re nudo, aspro

gonfiori emaciati in pallidi,

lordure spargono seme ovunque

accendendo così menti prigioni.

 

Intatto, piano di sabbie

che spazzi coperchi, croci:

caldi pensieri inflitti

 

VIVI! in tue pene bianche

oro, nulla suggerito

genio di terra, periamo!

 

 

 

 

CHANSON

 

Verranno giorni migliori

nelle nostre torri d’avorio

 

occhi nuovi splenderanno

dopo anni di polveri

 

legami d’idrogeno fioriranno

nel ghiaccio tra me e te

 

le colpe perdonate

le lacrime  versate

i segreti della luna

 

saranno tutti pienamente visibili

tra le montagne e il mare.

 

 

 

 

 

 

Le mura qui, al mare invernale,

non si scolpiscono più

la sabbia è ferma

l’aria è ferma

il mare non sa niente.

Riflette e basta

aiutando la pellicola ad impressionarsi.

 

 

 

 

 

 

IN ATTESA DELLA FINE

 

Stavo aspettando il notiziario

delle 21:00

e dopo il meteo avrei

spento le luci

imboccato la pistola

sparato.

 

Ho visto il meteo delle 21:00

qualcheminuto

con il revolver in mano

ho aspettato la neve

e la pioggia

e il sole...

 

 

 

 

 

 

Sparatemi di notte

ultimatum poco chiaro

sparatemi di notte

anche se le comunicazioni

sono disturbate

sparatemi dopo l’ultima birra

sparatemi nel sonno profondo

dopo qualche pagina sonnecchiante

sparatemi con i denti freschi

e il pigiama nuovo

sparatemi dopo le preghiere

sparate nel momento di alerta

sparate ad occhi chiusi

che non ne rimanga neanche l’incubo.

 

 

 

 

 

 

Dimensione nativa.

Dimensione primordiale.

New age.

New dimension.

Nouvelle vague.

Nouvelles frontières.

Primitiva Pangea.

Primitiva Pantalassa.

Tutto uno.

Tutto uno.

One.

Un.

Pagavi uno.

Prendevi quello che ti pareva.

Prima. Un’altr’era.

Era prima.

Un’altra.

Era.

Dimensione primordiale.

Fascino nativo pantagalattico.

Stupore Pangeatico.

Il nuovo spettacolo non deve continuare.

 

 

 

 

 

 

L’amore dai doppi inganni

dalle triple facciate

l’amore fatto a roulette russa

e il cervello che pittorescamente schizza sui muri.

 

 

 

 

PERMANENTE

 

Se sento amore per la vita

DIMOSTRALO

gridano i viaggi dei miei pensieri

che mi precedono

volentieri

troppo spesso

e così non riesco a stargli dietro.

 

 

 

 

 

 

La vita da autista

col passato e il futuro

da consumare sempre

e riassumere nell’abitacolo

malcerto

la vita senza airbag

senza cinture o barre

senza freno a mano

la vita al volante con troppo

servosterzo

servo io del reclinabile

servo io del santino protettore

servo il  claxon della mia voce.

 

 

 

 

 

 

 

La volontà di Dio

è il migliore dei destini immaginabili

in una creazione

peggiore di qualsiasi incubo.

 

Poche poesie la gomma sintetica

che fa il guanciale delle notti

sudate.

 

 

 

 

 

 

 

 

Se potessi togliere

un solo atomo

tutta la materia cadrebbe giù

ed io potrei berla

GLU-GLU-GLU...

 

 

 

 

 

 

 

L’essenziale:

                    

                        LUCE

 

                                  MATERIA (GRASSA)

 

                             VOLONTA’!

 

 

 

 

 

 

 

Terra scrollano le mani

quando s’alzano grinzose

e guardano lassù

all’odio che ancora frigge

nel sangue perpetuo getto

con parole che poco contano

quando il sole è merda.

 

 

 

 

 

 

A JACK   

 

Blow job

si scrive così?

L’importante è farselo

impastare d’amore e saliva.

Blow job

diceva Jack

pull my daisy

e io te lo ridico

decadendo stella nera

lo spengo tra le tue labbra

blow job

l’ultimo calore

ci sazierà entrambi

blow blow blow job

ora e sempre

per restare fedeli

turgido amore mio.

 

 

 

 

 

L’uomo è cervello:

per questo esiste l’infarto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tranquillo.

Ho pregato.

Basta attendere.

Sono così piccolo.

Più piccolo di mio figlio.

Più piccolo della cruna di Cristo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra tanti libri

te ne consiglio uno:

“On the road”

di J.K.

Un libro mostruoso, imponente

quanto le dimensioni dell’America.

So che ti piacerebbe

perché hai tanto spazio dentro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bomba atomica.

E poi mi dicono

che è pesante un convegno su Leopardi

scienziato!

 

 

 

 

 

 

 

 

Cose importanti.

Sono tutte cose inutili.

 

 

 

 

 

 

 

Passerà

passerà

come l’acqua sulle rotaie passerà.

Disgustati quanto vuoi

impiccati più che puoi,

ma passerà.

 

 

 

 

 

 

TEST CLINICO                             

 

L’importante è saper riproporre

certe cose

in certe epoche.

 

E saper aspettare

gli effetti collaterali.

 

 

 

 

 

 

 

Ogni parola

è un cuscinetto d’aria

tra l’eterno e me

tra me e me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rido sotto i baffi

che piangono s

                         p

                           i

                             o v

                                     e

                                          nt

                                              i

buh! buh! buh!

un gatto che cigola

come la carrucola del cazzo

sono un maledetto cristiano

che aspetta

                   conchiuso

                                      UN FLASH.

 

 

 

 

 

 

 

Esordire.

Camminare nei lampioni.

Leccare la bava d’eco sul suolo.

Esordire.

Verbo stupendo d’utile follia.

Esordire.

Tramare l’allaccio.

Infilare l’ordito nelle camere oscure.

Sdipanare fiori a ciocche.

Esordire.

E’ questo il problema.

Quanti maglioni cambiare al brutto bambino viziato.

Odorare d’incenso nella camera a gas degli odori.

Esordire in un lungo verso

poli-

metri-

camente

concepito

STOP e prendere aria

esordire ancora in acrobazie d’aeroplano scarburato

esordire e sordire eso rdire

esaurire esaudire escoriare

evocare evirare elettrico Buddha:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CALCI AI PICCIONI

 

Calci in aria tutti i giorni

calci a vuoto in piazza

gli stupidi volatili che si spostano

allungando il collo interminabile

saltellano o svolacchiano di un paio di metri

 

calci ai maledetti piccioni

invadenti e furbamente immobili

lunghe rincorse trabocchevoli rabbia e bile

rinuncia sudore fiatone

accumulazione di acido lattico.

 

 

 

 

 

 

 

Ci legano i tempi geologici

le possibilità dei quark

le infinite vicinanze dei neutrini

l’antimateria mistica

dei nostri incontri

e così anche lontano

mi capita di esistere

tra abisso e pienezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Finiremo.

Si, finiremo.

Noi tutti

in quanto genere.

Finiremo nel mentre di una luna imparziale.

Finiremo nel sonno

senza sogni dormienti

colti dormendo

colti dormendo:

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il primo omicidio

tutti gli altri

fanno oleografia.

 

Anche nel caso

di genocidio milionario.

 

 

 

 

 

 

 

SCALA SANCTA

 

Non ho visto il DNA del sangue

dove tutti si inginocchiano

chissà se hanno fatto il  test

sui gradini

in ginocchio anche i dottori.

 

La Sindone è di stoffa

e su questo siamo daccordo

che sia del vichingo poco importa

come delle care lacrimucce

o della polvere di ossa e lingue sacre

che sono sparse in giro.

 

La campana continua a suonare.

 

 

 

 

 

 

 

 

La bellezza delle immagini

si blocca di fronte alla verità

che non conosce se stessa.

In questo modo Narciso

è altruista con lo specchio d’acqua

gettandogli un ciottolo

e restando impollinato a metà.

AAA Narcisello cerca specchietto

che gli retroveda il posteriore

per accennare un abbozzo di identità

all’ufficio collocamentizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando parli

ti rivolgi ai sopravvissuti

alle malattie infantili

che hanno avuto modo luogo e tempo

di alfabetizzarsi.

Quando parli sta attento

perché costruisci un faro

pensando all’occhio che di notte

fa di tutto per vederlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se togli l’aspetto fisico

all’arte (della seduzione)

rimane ben poco.

 

Il suo carattere

resta quello di essere fatta

 

d’aria:

 

 

 

 

 

 

 

Il Genesi dimostra che il pensiero

l